
Newton 200mm F5 con filtro Baader OD 5.0 (diaframmato circa 12cm)
L'osservazione del Sole in luce bianca rappresenta una delle attività più affascinanti della fotografia astronomica. Macchie solari, facole e granulazione fotosferica offrono infatti un laboratorio di astrofisica in continua evoluzione, accessibile anche con strumenti relativamente semplici.
Tra i sistemi più diffusi per la realizzazione di filtri solari troviamo le pellicole
metallizzate applicate davanti all'obiettivo della macchina fotografica o all'apertura del telescopio. Leggere,
economiche e facili da installare, da molti anni sono una soluzione efficace ed economica, e perciò preferita da molti astrofili.
I filtri solari si possono preparare: in semplice cartone, come indicato sulle istruzioni degli stessi produttori; in legno per una realizzazione più solida; oppure utilizzando stampanti 3D.
Per questo confronto abbiamo messo alla prova tre delle pellicole più diffuse sul mercato:
Le prove sono state effettuate utilizzando diversi strumenti ottici e differenti configurazioni fotografiche, con l'obiettivo di valutare nitidezza, contrasto, resa della granulazione solare, facilità di acquisizione e qualità generale delle immagini.
Probabilmente il riferimento assoluto nel settore. La versione OD 5.0 riduce la luminosità solare del 99,999% ed è adatta sia all'osservazione visuale sia alla fotografia. Da oltre vent'anni viene considerata uno standard per la sua elevata qualità ottica e per la capacità di preservare la nitidezza degli strumenti sui quali viene installata.
Una delle sue caratteristiche più apprezzate è la resa neutra del disco solare, che appare bianco anziché arancione, consentendo una maggiore libertà in fase di elaborazione.
La versione fotografica della celebre pellicola Baader è progettata specificamente per l'imaging ad alta risoluzione. La densità ottica inferiore rispetto alla versione visuale consente tempi di esposizione molto più brevi, ideale per lucky imaging e riprese ad alto frame-rate. Baader raccomanda questo materiale esclusivamente per uso fotografico e non per l'osservazione visuale.
La filosofia di questo filtro è semplice: lasciare passare più luce per congelare meglio il seeing atmosferico e massimizzare la quantità di dettagli registrabili dal sensore.
La pellicola Bresser rappresenta una delle alternative più diffuse ai prodotti Baader. Anch'essa nasce per l'osservazione e la fotografia in luce bianca e viene spesso scelta per il buon compromesso tra costo e prestazioni.
La tonalità dell'immagine tende generalmente a risultare più calda rispetto alla Baader, caratteristica che molti trovano gradevole soprattutto nell'osservazione visuale.
Per la prima prova ho utilizzato un tele catadiottrico da 300mm F4.5 montato su una DSLR Nikon.
Le condizioni atmosferiche erano discrete, con seeing leggermente differente nelle tre diverse riprese, ma sufficiente per evidenziare con sufficiente definizione le macchie solari e in parte la granulazione fotosferica.
Inizio dal Baader visuale, con il tele di apertura F4.5 l'esposizione ha richiesto 1/250 di secondo a 100 ISO, con un buon cavalletto è un tempo quasi al limite del mosso, quindi il filtro richiede di scattare almeno a 200 ISO o superiori. I dettagli sono comunque buoni (al di là dell'immagine mostrata).
Il Baader fotografico è in posizione diametralmente opposta, in quanto a 100 ISO ha richiesto un tempo di 1/4000 di secondo, il massimo possibile per la fotocamera utilizzata, col risultato di immagini sovvraesposte di almeno mezzo stop (recuperabile in RAW). Con F4.5 quindi siamo al limite, andrebbe diaframmato a F5.6 oppure F8 ma in questo caso l'apertura era fissa essendo un obiettivo catadiottrico. I dettagli sono comunque molto buoni considerando la focale.
Il Bresser ha prodotto risultati simili al Baader visuale, tuttavia l'impressione è che i dettagli siano meno definiti. La colorazione è gradevole ma sembra lasciare un alone colorato anche sul fondo nero, specialmente se il seeing non è al massimo livello. In generale sembra esserci anche una sorta di granulazione di fondo. Comunque, il problema grosso di questo filtro è l'eccessivo assorbimento di luce, lo scatto nell'immagine è stato fatto a 800 ISO e con un tempo di esposizione di 1/160 di secondo. Questo significa che rispetto al Baader visuale è più scuro di 3 stop, mentre rispetto al Baader photo la differenza è di circa 8 stop! In sostanza fotograficamente parlando è improponibile, poichè obbligherebbe a lunghe esposizioni (e.g. 1/15 a 100 ISO ) oppure all'utilizzo di ISO elevati con introduzione di rumore da parte delle camere. Buono invece nell'utilizzo visuale per via della gradevole colorazione.
La seconda prova è stata effettuata con uno strumento di 900 mm di focale, sempre collegato a una reflex DSLR. Il telescopio è stato equipaggiato solamente con i due filtri Baader.
La qualità del Baader classico si conferma eccellente, anche se costringe a impostazioni ISO medio-elevate per garantire scatti nitidi se non si è provvisti di inseguimento (come in questo caso). Gli scatti sono stati effettuati a 400 ISO e 1/1000 di secondo.
Il Baader Fotografico ha mostrato immediatamente il proprio carattere. I tempi di esposizione estremamente ridotti e i bassi ISO hanno consentito di acquisire scatti molto incisi. Con il telescopio di luminosità F11.3, a 100 ISO si può scattare con tempi di 1/1000 di secondo. La prima immagine con questo filtro è stata leggermente sottoesposta in postproduzione, con una curva di luce per esaltare le facole presenti sui bordi del disco solare.
L'osservazione ottica con il Baader Foto è da evitare in quanto la luce anche se filtrata è molto intensa, tuttavia utilizzando un filtro ND, ad esempio quelli per osservazione della Luna sul lato oculare, è possibile utilizzarlo con sicurezza anche per osservazione.
Come ultima prova ho inserito alcune immagini riprese tramite il mio vecchio Newton equipaggiato con Astrosolar classico. Il filtro non copre tutti i 20 cm di apertura ma solo un disco di circa 12 cm di diametro. Le riprese sono state fatte a fuco diretto sempre con reflex digitale.
In questo scenario il Baader Visuale è il filtro più versatile. Può essere utilizzato senza rischi per osservazione e, analogamente al test con il tele da 300mm, si può scattare a 100 ISO con 1/250 di secondo. In questo caso il motore inseguitore evita eventuali rischi di foto mosse.
| Filtro | Pro | Contro |
|---|---|---|
| Baader OD 3.8 | Tempi rapidi (quasi troppo), alta risoluzione, ideale per lucky imaging. | Non consigliato visualmente, ma possibile con filtri ND lato oculare. |
| Baader OD 5.0 | Versatile, sicuro, ottima qualità ottica. Buon compromesso con i tempi di scatto. | Tempi di esposizione più lunghi. |
| Bresser | Buona qualità ma inferiore al Baader. Gradevole colorazione e costo conveniente. | Fotograficamente sconsigliato per via dell'eccessiva riduzione di luce. Minore incisività sui dettagli fini. |
Dopo diverse sessioni di acquisizione emerge un quadro piuttosto chiaro.
Chi pratica fotografia solare ad alta risoluzione troverà nel Baader Fotografico OD 3.8 uno strumento estremamente efficace per massimizzare il dettaglio registrabile. Granulazione e facole sono sempre evidenti con qualità proporzionale al livello di setup ottico utilizzato.
Per l'astronomo che desidera un unico filtro adatto sia all'osservazione visuale sia alla fotografia, il Baader Visuale OD 5.0 continua a rappresentare il punto di riferimento del settore.
La soluzione Bresser rimane comunque un'alternativa valida per dotare binocoli o altri strumenti per l'osservazione, eventualmente con la possibilità di ottenere qualche gradevole immagine.
Con le future eclissi solari è importante ricordare che l'osservazione del Sole richiede sempre la massima attenzione.
Prima di ogni utilizzo è fondamentale controllare accuratamente lo stato del filtro, verificando l'assenza di fori, graffi o danneggiamenti.
I filtri devono sempre essere montati davanti all'apertura dello strumento e fissati in modo sicuro.
Il Sole è il laboratorio astrofisico più vicino a noi. Osservarlo con la giusta attrezzatura permette di seguire giorno dopo giorno l'evoluzione della sua attività e comprendere meglio la fisica della nostra stella.